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Invalidità della convenzione arbitrale e decisione dell’autorità giurisdizionale dello Stato membro nel sistema Bruxelles 1bis [Regolamento (UE) n. 1215/2012]: questioni interpretative

12 OTT 2015

Il 10 gennaio 2015, come è noto, è entrato in vigore il Regolamento (UE) n. 1215/2012 del Parlamento Europeo e del Consiglio Europeo concernente la competenza giurisdizionale, il riconoscimento e l'esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale, già rinominato "Bruxelles 1bis", che sostituisce il precedente Regolamento (UE) n. 44/2001, intervenendo a chiarire alcuni aspetti che sotto la precedente disciplina avevano suscitato incertezze interpretative.
Il Regolamento interviene - tra l'altro - sul rapporto tra giurisdizione ordinaria e giudizio arbitrale confermando, sin dal considerando n. 12 e poi successivamente all'articolo 1, che esso non si applica all'arbitrato (cfr. articolo 1, "1. Il presente regolamento si applica in materia civile e commerciale, indipendentemente dalla natura dell'autorità giurisdizionale. Esso non si estende, in particolare, alla materia fiscale, doganale e amministrativa né alla responsabilità dello Stato per atti o omissioni nell'esercizio di pubblici poteri (acta iure imperii). 2. Sono esclusi dall'ambito di applicazione del presente regolamento: (...) d) l'arbitrato").
Anzitutto, nel considerando n. 12 si afferma che nessuna disposizione ivi contenuta dovrebbe impedire alle autorità giurisdizionali di uno Stato membro, investite di un'azione in una materia per la quale le parti hanno stipulato una convenzione arbitrale, di rinviare le parti all'arbitrato o di sospendere il procedimento o dichiarare irricevibile la domanda.
Il Regolamento affronta, quindi, la questione della valutazione della validità della convenzione arbitrale da parte dell'autorità giurisdizionale dello Stato membro, questione che non ha mancato di sollevare problemi nella prassi, soprattutto con diffondersi dei casi di c.d. torpedo litigation, ossia della promozione di giudizi avanti all'autorità giurisdizionale di uno Stato membro, seppur in presenza di convenzione arbitrale, nei quali si deduce l'invalidità di quest'ultima, spesso a soli fini dilatori.
E' evidente, infatti, che, in assenza di regole volte a disciplinare il caso di litispendenza internazionale e, nello specifico, il caso in cui la medesima causa penda sia avanti all'autorità giudiziaria statale sia di fronte al tribunale arbitrale, non si può escludere la duplicazioni delle decisioni sulla medesima controversia.
Sul punto il considerando n. 12 del Regolamento stabilisce che le autorità giurisdizionali di uno Stato membro possano esaminare l'eventuale nullità, inoperatività o inapplicabilità della convenzione arbitrale, conformemente al proprio diritto nazionale, pur precisando che la decisione dell'autorità giurisdizionale di uno Stato membro relativa alla nullità, inoperatività o inapplicabilità di una convenzione arbitrale non dovrebbe essere soggetta alle disposizioni del Regolamento in materia di riconoscimento ed esecuzione, indipendentemente dal fatto che l'autorità giurisdizionale abbia adottato tale decisione in via principale o in via incidentale.
Se ne deduce che la decisione dell'autorità giurisdizionale di uno Stato membro relativa alla nullità, inoperatività o inapplicabilità di una convenzione arbitrale, non sia suscettibile di essere riconosciuta ed eseguita automaticamente, cioè senza che sia necessario il ricorso ad alcuna procedura particolare o senza che sia richiesta una dichiarazione di esecutività, in conformità alle disposizioni del Capo III del Regolamento (UE) n. 1215/2012.
Tale decisione, quindi, potrebbe tutt'al più essere riconosciuta in base alle norme di diritto internazionale privato dello Stato membro richiesto o previste da altre convenzioni o accordi bilaterali di cui tale Stato membro è parte e che regolano il riconoscimento delle decisioni straniere.
Il Regolamento in esame, tuttavia, pur rinunciando ad imporre l'automatico riconoscimento e esecuzione della decisione che statuisce sulla nullità della convenzione arbitrale, sembra non voler invece sottrarre all'ambito della propria applicazione le decisioni che, pur intervenendo in via principale o incidentale su quella questione, contengano una statuizione sul merito delle controversie soggette all'applicazione del Regolamento (UE) n. 1215/2012.
Ed infatti, il considerando n. 12 prosegue prevedendo che la decisione adottata da un'autorità giurisdizionale di uno Stato membro che eserciti la competenza giurisdizionale in base al Regolamento o in base al diritto nazionale, che dichiara nulla, inoperante o inapplicabile una convenzione arbitrale, non dovrebbe impedire il riconoscimento e, se del caso, l'esecuzione, conformemente al Regolamento, della decisione dell'autorità giurisdizionale nel merito della controversia.
In altri termini, il Regolamento sembra indicare che l'autorità giurisdizionale della Stato membro richiesto, di fronte ad una decisione che dichiara inoperante o nulla una convenzione arbitrale e statuisce sul merito, dovrebbe dare prevalenza al merito della controversia per stabilire se applicare o meno il Regolamento e quindi riconoscere ed eseguire automaticamente la decisione resa in un diverso Stato membro.
Tenuto conto che del fatto che nella prassi è piuttosto raro che sorga una controversia sulla validità della convenzione arbitrale in assenza di una domanda di statuizione sul merito, il considerando n. 12 appare in definitiva frutto di un compromesso, non troppo riuscito, tra l'esigenza di escludere dal perimetro di applicazione la materia arbitrale, e rispettare così l'autonomia dello strumento di ADR, già disciplinato peraltro dalla Convenzione per il riconoscimento e l'esecuzione delle sentenze arbitrali straniere, adottata a New York il 10 giugno 1958, e il prevalente bisogno di conservare una disciplina uniforme per il riconoscimento e l'esecuzione della decisione di uno Stato membro in materia civile e commerciale, con esclusione delle materie riportate all'articolo 1.
L'assunto sembra confermato dagli ultimi paragrafi del considerando in esame, in cui il Regolamento ha cura di evidenziare che il riconoscimento delle decisione che statuisce sull'inefficacia del compromesso arbitrale, ma anche sul merito della controversia, "non dovrebbe pregiudicare la competenza delle autorità giurisdizionali degli Stati membri a decidere sul riconoscimento e sull'esecuzione dei lodi arbitrali conformemente alla convenzione per il riconoscimento e l'esecuzione delle sentenze arbitrali straniere, conclusa a New York il 10 giugno 1958 (la «Convenzione di New York del 1958»), che prevale sul presente regolamento", ed infine che il Regolamento non si applica alle cause o ai procedimenti accessori riguardanti, in particolare, la costituzione di un collegio arbitrale, i poteri degli arbitri, lo svolgimento di una procedura arbitrale o qualsiasi altro aspetto di tale procedura, né alle cause o alle decisioni riguardanti l'annullamento, il riesame, l'impugnazione, il riconoscimento o l'esecuzione di un lodo arbitrale.
Formalmente, il Regolamento appare conforme alle disposizioni della Convenzione di New York del 1958, la quale al suo articolo 2 prevede che ciascuno Stato contraente sia tenuto a riconoscere la convenzione scritta mediante la quale le parti si obbligano a sottoporre ad arbitrato tutte o talune delle controversie che siano sorte o possano sorgere tra loro circa un determinato rapporto giuridico contrattuale o non contrattuale, concernente una questione arbitrabile, precisando che il tribunale di uno Stato contraente, cui sia sottoposta una controversia su una questione per la quale le parti hanno concluso una convenzione arbitrale rinvierà le medesime, a domanda d'una di esse, a un arbitrato, sempreché non riscontri che la detta convenzione sia caduca, inoperante o non sia suscettibile d'essere applicata.
Tuttavia, il riferimento nel considerando n. 12 al riconoscimento dei lodi internazionali sembra contrastare con le previsioni del Regolamento stesso, in quanto non si comprende come possa prevalere il riconoscimento del lodo internazionale in base alla Convenzione di New York rispetto ad una decisione contrastante resa dall'autorità giurisdizionale di uno Stato membro dato che l'articolo 45 del Regolamento sul Diniego del Riconoscimento esclude non solo che il giudice chiamato a riconoscere la decisione possa riesaminare la questione della giurisdizione, ma anche che quest'ultima non costituisca motivo di diniego per contrarietà all'ordine pubblico ("1. Su istanza di ogni parte interessata, il riconoscimento di una decisione è negato: a) se il riconoscimento è manifestamente contrario all'ordine pubblico (order public) nello Stato membro richiesto; (...) c) se la decisione è incompatibile con una decisione emessa tra le medesime parti nello Stato membro richiesto; d) se la decisione è incompatibile con una decisione emessa precedentemente tra le medesime parti in un altro Stato membro o in un paese terzo, in una controversia avente il medesimo oggetto e il medesimo titolo, sempre che tale decisione soddisfi le condizioni necessarie per essere riconosciuta nello Stato membro richiesto; o e) se la decisione è in contrasto con: i) le disposizioni del capo II, sezioni 3, 4 e 5 nella misura in cui il contraente dell'assicurazione, l'assicurato, il beneficiario di un contratto di assicurazione, la parte lesa, il consumatore o il lavoratore sia il convenuto; o ii) le disposizioni del capo II, sezione 6. 2. Nell'accertamento delle ipotesi di cui al paragrafo 1, lettera e), l'autorità giurisdizionale cui sia stata presentata l'istanza è vincolata dall'accertamento dei fatti sul quale l'autorità giurisdizionale d'origine ha fondato la propria competenza. 3. Fatto salvo quanto previsto dal paragrafo 1, lettera e), la competenza dell'autorità giurisdizionale d'origine non può essere oggetto di riesame. I motivi di ordine pubblico di cui al paragrafo 1, lettera a) non si applicano alle norme in materia di competenza").
Il Regolamento, in conclusione, ritenendo che le decisioni prese dall'autorità giurisdizionale di uno Stato membro debbano essere riconosciute automaticamente quando statuiscono sulla validità della convenzione arbitrale, nella misura in cui intervengono anche sul merito, non offre una soluzione al problema della litispendenza internazionale quando questa coinvolga un'autorità giudiziaria statale e il tribunale arbitrale, con la conseguenza che in caso di decisioni contrastanti il lodo arbitrale internazionale potrà essere riconosciuto solo quando il riconoscimento intervenga prima del riconoscimento della decisione resa dall'autorità giurisdizionale del diverso Stato membro, e quindi per effetto del principio del ne bis in idem già recepito dal legislatore europeo (cfr. Regolamento 1210/2012, articolo 45, paragrafo 1, lett. b)
A parere dello scrivente, ai fini di evitare i citati inconvenienti, meglio forse sarebbe stato accogliere la proposta, pur formulata in fase di revisione del Regolamento (UE) n. 44/2001, di disciplinare il caso in esame all'interno dell'articolo 29 sulla litispendenza, prevedendo che l'autorità giurisdizionale di uno Stato membro, a fronte dell'eccepita nullità o inefficacia della convenzione arbitrale, fosse tenuta a sospendere il procedimento non appena l'arbitro o il giudice dello Stato membro di sede dell'arbitrato fosse stato chiamato a decidere sulla nullità, inoperatività o inapplicabilità della convenzione arbitrale, declinando la giurisdizione nel caso in cui uno dei primi si fosse ritenuto competente.
Tale soluzione, se da un lato avrebbe parzialmente sacrificato l'obiettivo di conservare e sviluppare uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia, attraverso il principio del riconoscimento reciproco delle decisioni giudiziarie ed extragiudiziali in materia civile e commerciale, dall'altro avrebbe consentito di ridurre le incertezze nell'impiego dello strumento di ADR, favorendone una maggior diffusione tra gli operatori se non altro del settore commerciale. Cristian Lorenzin

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